Visualizzazione post con etichetta donne. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta donne. Mostra tutti i post

mercoledì 22 aprile 2015

Stasera a Casarsa: DONNE E FAMIGLIE NELLA GRANDE GUERRA






Mercoledì 22 Aprile 2015, ore 20.30, 
Ridotto del Teatro Comunale "Pier Paolo Pasolini"
Casarsa della Delizia, via Piave 16

Centenario della Prima Guerra Mondiale 2014-2018

Convegno "DONNE E FAMIGLIE NELLA GRANDE GUERRA"

a cura di Arianna Grosso e Emiliano Montermini,
Associazione culturale IoDeposito

Interventi dei ricercatori:
- Marco Pascoli, Da “angeli del focolare” a lavoratrici: la donna comune nel mezzo delle trasformazioni sociali nella grande guerra
- Andrea Falcomer, Madri incompiute e i figli illegittimi della guerra: l’Istituto San Filippo Neri
- Giorgio Zambon, Viaggio nella letteratura attraverso gli autori, le riviste ed i carteggi che descrissero i cambiamenti di un’epoca

Il convegno sarà moderato dal dott. Marco Salvadori, direttore Biblioteca Civica di Casarsa della Delizia

L'incontro è organizzato dall'Associazione culturale IoDeposito
in collaborazione con il Comune di Casarsa della Delizia
e con la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia

Ingresso libero

mercoledì 20 novembre 2013

“Udine città libera dalla violenza sulle donne”

Lo Sportello Informadonna Vi segnala questa importante iniziativa:

“Udine città libera dalla violenza sulle donne”


In occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne
abbiamo il piacere di invitarLa


venerdì 22 Novembre 2013
Ore 17,00
SALA DELLA CONTADINANZA
(piazzale del Castello)
UDINE


alla presentazione del Protocollo d'intesa
“Udine città libera dalla violenza sulle donne”
 Tra  Comune di Udine – Progetto “Zero Tolerance” e Cgil, Cisl, Uil di Udine

Il Protocollo è finalizzato a realizzare interventi di informazione e prevenzione
a contrasto della violenza su donne e minori

Firma del Protocollo e dibattito

Il Sindaco                                        
Prof. Furio Honsell

L’Assessora alla Salute ed Equità Sociale                   
Dr. Simona Liguori  

L’Assessora alle Pari Opportunità
Dott.ssa Cinzia Del Torre

mercoledì 6 novembre 2013

DONNE DIGNITA' DIRITTI 13 novembre a Pordenone

Vi segnaliamo questa importante iniziativa che si svolgerà a Pordenone il 13 Novembre 2013


Nel mese di novembre prende avvio "Donne, Dignità, Diritti", primo percorso di iniziative, riflessioni e proposte connesse al tema della dimensione di genere nato dalla collaborazione tra CGIL – CISL –UIL – Spi-CGIL – Fnp-CISL – Uilp-Uil Pordenone, Consigliera di Parità della Provincia Pordenone, Commissione Pari Opportunità Comune Pordenone, Associazione Voce Donna-Centro Antiviolenza Pordenone, Associazione Culturale “Le Tre Lune”, la Rappresentanza Sindacale Unitaria Provincia Pordenone, Se Non Ora Quando di Pordenone e Cinemazero.

In particolare, desidero invitarvi a un doppio appuntamento che si terrà a Pordenone mercoledì 13 novembre:

-- dalle ore 17.00-19.30 presso l'Auditorium Regione ci sarà l’incontro con Lorella Zanardo (Documentarista, consulente e formatrice aziendale) autrice del libro "Il corpo delle donne" e con la quale sarà possibile riflettere sul perchè le donne accettano l’umiliazione mediatica di essere trattate come oggetti? Che cosa si può fare per cambiare le cose?

-- dalle ore 20.45 a cura di Cinemazero ci sarà una doppia proiezione:

"Il corpo delle donne" di Lorella Zanardo (alla presenza dell’autrice) cui seguirà il film "Lars e una ragazza tutta sua".

L'ingresso a Cinemazero prevede un' offerta minima 3 euro e l’incasso della serata sarà destinato alle Case Rifugio per donne maltrattate di Pordenone.

mercoledì 23 ottobre 2013

Socrate, Platone e la conciliazione


Vi segnaliamo il seguente post tratto da:

“Educazione”, “trasmissione”, “ruoli”, “tenere a bada”, “aspettative sociali che bloccano le scelte”, “difficoltà nostra ad affrontare il giudizio altrui”.
Eleonora Cirant
Eleonora CirantCon queste parole-chiave si era aperto il terzo laboratorio del corso “Spazio alle donne“, organizzato da Pares e Provincia di Milano sul tema della conciliazione e degliavvicendamenti al femminile.
Eravamo partite in aggancio alle due giornate precedenti, nel corso delle quali Laura Papetti e Anna Omodei  avevano ricostruito una mappa della presenza femminile nei luoghi dove si decide e nelle professioni. Presenza o per meglio dire assenza, tanto più evidente data la quantità di dati e di fonti che definiscono i dettagli di una sconcertante differenza di potere e di possibilità tra uomini e donne.
Differenza sessuale che si traduce in disparità, discriminazioni, talora dominio: un processo che ha radici profonde tanto nel passato della specie quanto nella vicenda di ogni singolo individuo e che si sviluppa ancora oggi, in differenti gradi, sia nel microcosmo delle relazioni che sul piano più esplicitamente politico. Se nel macro il processo è più evidente, più difficile è svelarne le dinamiche nel quotidiano. Eppure proprio lì sta la chiave della conciliazione, come anche le testimonianze su questo blog dimostrano.
Il laboratorio si aprì dunque con i racconti personali di alcune delle partecipanti.
Credo che sia una questione di educazione e di ruoli difficili da sradicare. Nonostante io abbia cercato di dare a mio figlio e mia figlia la stessaeducazione, osservo che mio figlio non accetta di essere considerato alla stessa stregua della sorella, che ci si aspetti da lui le stesse cose che ci si aspetta dalla figlia. Incosciamente, ovviamente non lo dichiara. Ma nei fatti non dimostra di essere su un piano di parità.
Un altro stralcio:
Sia da parte della famiglia che dalla società, ci si aspetta dalla donna un certo comportamento, e questo spesso blocca la donna nelle scelte. [...] Penso che la difficoltà non venga dall’esterno, ma è nostra, di affermare i nostri interessi. Temiamo il giudizio degli altri. Ad esempio, quando io me ne sono andata dalla Sicilia rifiutando di curare i genitori anziani e malati sono stata molto criticata.

Ruoli ovvero del saper amministrare

Tra le prime chiamate in causa, la parola ‘ruolo‘ viene dal latino “rotulum”, registro.
Ruolo: “elenco di persone redatto nelle più varie organizzazioni a fini amministrativi”
Il significato originario della parola è illuminante, a proposito di conciliazione, perché il tema dell’amministrare agevola parallelismi fra famiglie e organizzazioni lavorative: ambizione del conciliare è di essere cerniera tra questi due tipi.
Seguiamo la traccia: amministrazione. Dal latino ad-ministrare, servire, governare.
Amministrare: “Prendersi cura dei beni pubblici e privati”
La pratica dell’amministrare sfuma la linea che divide pubblico e privato. E’ il tema delprendersi cura a prendere il sopravvento, insieme a quello di bene. Un bene è qualcosa cui è socialmente attribuito un valore, materiale o immateriale. Sarà importante allora definire (modificare) i parametri di valore secondo cui qualcosa è un bene – qui ci riferiamo al fatto che il lavoro domestico non è calcolato nel Prodotto interno lordo e che la scienza economica ha trascurato, salvo di recente, di quantificare e studiare il valore dei prodotti del lavoro di cura.
Ancora un passo nell’etimologia, per illuminare il soggetto che a
mministra. E’ il ministro, radice latina minus, cioè meno più il prefisso ter (che indica una opposizione tra due). Dunque ministro è il più meno di tutti. Il concetto di più e meno insieme a quello di servire, richiamano la dimensione del potere.
Il ministro (la ministra) è colui (colei) che utilizza il proprio potere per prendersi cura dei beni pubblici e privati. In virtù di questo compito è iscritto in un ruolo.
Torniamo ora al tema sui cui insistono le politiche di conciliazione, cioè quello della dinamica tra differenza e disuguaglianza.

Muovere per conciliare

Conciliare implicherebbe dunque muovere, nel pubblico e nel privato (ri-muovere ostacoli, pro-muovere buone pratiche). Implicherebbe ridefinire/riscrivere i ruoli orientati all’amministrazione, cioè al prendersi cura dei beni pubblici e privati.
Per ri/muovere ostacoli e pro/muovere consapevolezza è necessario de-naturalizzare i ruoli, svelare l’imbroglio e denunciare quando il concetto di natura viene usato per scongiurare il pericolo che le donne alzino la testa e comincino ad usarla per essere libere.

Due passi nel mondo classico

Il Novecento ha travolto i ruoli sessuali. Eppure i vecchi rotoli, scritti millenni fa, mantegono ancora il loro fascino. Anzi, di più. Nella fatica dello scrivere rotoli aggiornati, quei papiri antichi e consunti sembrano davvero l’unica fonte autorevole. Un appiglio solido nel giramento di testa provocato dall’horror vacui dell’essere umano quando è liberato dalle proprie catene.
Sfogliamone qualcuno, di quei vecchi rotoli. Lo facciamo per ricordarci da dove veniamo. Prendiamo Omero. Chi, come me, ha sudato sui suoi poemi ai tempi dell’adolescenza, forse si ricorda di quanta amara misoginia ha dovuto ingoiare, tra una rima e l’altra, e senza battere ciglio: la prof. liquidò l’argomento in poche parole: “il contesto storico dell’epoca”.
Le virtù della donna omerica: 1° bellezza, 2° fedeltà al marito, 3° competenza nei lavori di cura.

… Ci ricorda qualcosa?

Il punto uno è tutt’ora il primo obbligo sociale per una donna. Con danno doppio per noi, perché l’obbligo sminuisce il piacere e non vi è dubbio che essere belle e farsi belle sia piacevole. Il punto due sta tornando tristemente alla ribalta dopo la parentesi degli anni Settanta e della liberazione sessuale. Le adolescenti sono ancora più violente dei loro coetanei nell’etichett
are come “troia” una compagna che mostra infedeltà al ragazzo. Quanto al punto tre, accenniamo soltanto di sfuggita alla tenacia con cui le donne stesse tengono il dominio della maggiore competenza in materia di infanzia e di faccende domestiche.
Ovviamente nessuno potrebbe affermare che la condizione delle donne in Italia oggi sia paragonabile a quella delle greche omeriche. Allora il dominio maschile era fuori discussione. Oggi … oggi abbiamo la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne e contiamo “solo” qualche centinaio di femminicidi l’anno.

Torniamo in Grecia

La donna omerica è relegata all’interno della casa (oikos), non esiste al di fuori di essa. Unafuriosa misoginia straborda da tutte le fonti dell’epoca. La donna è considerata un “flagello”, il peggior male che sia accaduto all’umanità. La misoginia rimane costante e percorre i secoli dal 1000 a.c. fino ai giorni nostri.
Atene spicca nella storia greca come sinonimo di civiltà, di democrazia, di filosofia. Tra il VIII e il VII secolo prende forma la polis, la città, con i primi legislatori che fissano le leggi con la scrittura. E’ negli ultimi decenni del VII secolo che Draconte dà Atene le prime leggi. L’unica di queste leggi che ci è pervenuta vieta agli ateniesi di vendicarsi privatamente dei torti subiti.Tranne in un caso: l’adulterio.

La donna adulterata

Ad Atene un cittadino poteva ucciderne un altro solo in un unico caso e cioè qualora lo avesse sorpreso durante un rapporto sessuale con qualsiasi delle donne di casa: moglie, concubina, figlia, sorella, madre. Se l’adultero non è colto in flagrante, il cittadino colpevole riceve una punizione pubblica che tutti gli altri cittadini, non solo dal padrone di casa, avrebbero potuto infliggergli (in particolare: rasatura del pube – pratica femminile – e penetrazione praticata con un rafano). La donna invece non avrebbe potuto essere uccisa:
La donna non era mai considerata adultera, ma sempre “adulterata”, cioè vittima, anche se consenziente, della volontà altrui. La donna era considerata incapace di determinarsi, sia in bene che in male. (Eva Cantarella, L’ambiguo malanno, p. 54)

Socrate controcorrente

Socrate, controcorrente, affermò che una donna non è inferiore ad un uomo se non per diversa educazione e che le donne potrebbero avere una realizzazione spirituale e intellettuale se fosse loro concesso. La sua proposta era rivoluzionaria e non piaceva alla maggioranza degli ateniesi. “Per tutto il suo insegnamento, incluso quello sulle donne, Socrate rappresenta un elemento di rottura intollerabile” (Cantarella, p. 80).
Infatti sappiamo quale fu la sorte di Socrate. Fu condannato a morte nel 399 a.C., accusato di empietà. Sappiamo che scelse di bere la cicuta piuttosto che rinnegare le sue idee. La sua fu una condanna politica, avallata dalla maggioranza degli intellettuali dell’epoca.

Platone misogino si cava d’impaccio con la natura

Socrate aveva messo in dubbio che l’inferiorità della donna fosse naturale: aveva intuito la categoria di genere.
Il suo allievo più famoso prenderà la direzione opposta. Platone fu misogino come la maggioranza dei suoi colleghi filosofi e dei suoi concittadini.
Il problema di Platone, e dopo di lui di Aristotele, era al tempo stesso filosofico e politico. Dovevano cioè cercare di tenere insieme due affermazioni in contrasto una con l’altra: da un lato uomini e donne hanno la stessa identità in quanto specie, da un altro lato uomini e donne hanno diverse funzioni sociali, poste tra loro in modo gerarchico.
Platone e poi Aristotele incorrono in questo paradosso perché non distinguono tra sesso e genere, non hanno le categorie per discernere che un conto sono le caratteristiche sessuali primarie e secondarie (sesso), un conto il genere maschile e il genere femminile come costrutti sociali e come frutto di pratiche culturali. Vedono un disegno piatto anziché una forma tridimensionale.
Platone ne parla nella sua opera la “Repubblica”, dove afferma:
> in quanto parte del genere umano, le donne sono una parte del genere umano, dunque non presentano nessuna specificità e dovrebbero compiere le stesse funzioni dell’uomo
> la natura della donna è diversa dalla natura dell’uomo e a nature diverse corrispondono funzioni diverse
Insomma, sono uguali o diversi uomini e donne? Che cos’è la natura femminile?
Che cos’è la natura maschile?
Natura è la parola chiave del dilemma che ha attraversato i secoli e si propone ancora oggi. Ogni volta che sentiamo qualcuno spiegare un comportamento chiamando in causa la natura maschile, è ancora quella voce che parla. Un esempio tipico di questa specie di argomentazioni: “la prostituzione esiste perché l’uomo per natura deve sfogare i propri stimoli sessuali”. Lo stesso meccanismo è in atto nell’omofobia e nella ancora difficile accoglienza che incontrano sia il rifiuto e che la rinuncia della maternità da parte di molte donne.

Abitudini disfunzionali

Abitudini e schematismi sono funzionali alla sopravvivenza del singolo e della specie. La nostra vita sociale e psichica è costellata di comportamenti abituali disfunzionali, appresi in tempi remoti come risposta adattiva ed ora non più adatti alla nuova realtà. Vale per il singolo come per la collettività.
L’arruolamento delle forze maschili e femminili secondo il vecchio schema, se mai ha avuto un senso per la sopravvivenza della specie, non lo è è più. E’ evidente che la violenza sulle donne e sul pianeta è una vecchia abitudine disfunzionale.
Si potrebbe dire, della conciliazione, che aiuta a svelare i comportamenti disfunzionali in vista di un maggiore benessere della persona, delle famiglie, della comunità nel suo complesso. Perché sia possibile sono necessarie profonde rivoluzioni interiori.

mercoledì 10 aprile 2013

Violenza sulle donne: Segnalati 321 casi a Pordenone

Vi segnaliamo l'articolo uscito oggi sul Gazzettino


Trecentoventuno segnalazioni di violenza contro donne e minori nel 2012 nel solo Friuli Occidentale. È la somma degli "allarmi" che la Provincia di Pordenone ha raccolto dai distretti dei Servizi sociali provinciali.
Il dato è stato illustrato ieri in Prefettura, davanti al viceprefetto Alessandra Vinciguerra e ai rappresentanti di Questura, Carabinieri, Ufficio scolastico, associazioni Voce Donna, Caritas e Neda Day. La mattinata è stata l'occasione per affrontare un tema parallelo a quello della violenza su donne e minori, ma per il quale esistono grandi difficoltà di individuazione: le spose bambine. Un fenomeno diffuso anche nel territorio pordenonese, per ora quantificabile solo in segnalazioni anonime che circolano in ambito scolastico. Così un intervento diretto è particolarmente difficile, «soprattutto perché, pur essendo un reato, avverrebbe al di fuori dei confini nazionali», spiega Eligio Grizzo, vicepresidente della Provincia. Proprio per questo motivo, su spinta dell'associazione Neda Day, partirà nei prossimi giorni una campagna di sensibilizzazione nelle scuole per la divulgazione del numero verde 800.290.290. Si tratta dello sportello telefonico diretto a favorire l'emersione delle potenziali vittime di tratta, attivo 24 ore su 24, gratuito e anonimo. Possono contattarlo sia le vittime che gli Enti pubblici. Il servizio è già attivo nel Comune di Venezia, con delega per tutto il Triveneto, allo scopo di fornire assistenza a minori vittime dei matrimoni forzati. Intanto la Provincia è al lavoro su un programma di sensibilizzazione attraverso manifesti informativi in tutte le lingue da distribuire nelle scuole e incontri con le diverse comunità immigrate residenti sul territorio per cercare di far emergere i casi a rischio e informare. Inoltre a Pordenone, Taher Djafarizad (iraniano residente in Italia da oltre 30 anni, dell’associazione Neda Day) ha contattato una quindicina di avvocati «che hanno dato la disponibilità a collaborare, offrendo gratuitamente il loro supporto legale».