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mercoledì 26 marzo 2014

LABORATORIO FORMATIVO per un welfare territoriale che promuove pratiche di conciliazione

Vi segnaliamo il seguente post tratto dal Blog Conciliazione Plurale



A cura di Daniela Gatti
A cura di Daniela Gatti
Negli ultimi anni enti pubblici e imprese, enti profit e sociali, sono chiamati ad affrontare la questione della conciliazione lavoro e tempi di vita, tema che non riguarda solo le persone e le loro famiglie, ma coinvolge inevitabilmente una pluralità di soggetti, dalle organizzazioni di lavoro ai territori di appartenenza.
In Lombardia, all’interno del più ampio quadro delle politiche per la famiglia e per lo sviluppo del mercato del lavoro, le Reti Territoriali di Conciliazione sono chiamate a governare e coordinare i processi di  conciliazione. Promuovere progetti e alleanze locali; verificare coerenza, efficacia e completezza  delle azioni proposte, valorizzare la trasversalità e l’integrazione degli interventi: si tratta di un compito complesso e , insieme, di un’importante opportunità  per incidere concretamente nel tessuto sociale ed economico regionale.
COSA: la proposta formativaPares propone i seguenti moduli formativi:
  • Politiche di conciliazioneCoordinate concettuali sulla conciliazione lavoro e altri tempi di vita in un’ottica plurale; politiche in materia di conciliazione
  • Conciliazione e parità di generePresenza femminile nel mondo del lavoro e ai vertici delle organizzazioni: quali gli effetti di una conciliazione mancata
  • Pratiche di conciliazione nelle organizzazioni: chi concilia con chi?Come accompagnare l’organizzazione e i singoli lavoratori nei processi di welfare aziendale
  • Essere organizzazioni family friendly: strumenti di conciliazione e welfare aziendalePrincipali strumenti di conciliazione in uso nelle organizzazioni pubbliche e private ed esempi di buone prassi
  • Pianificare, dar conto e valutare : il bilancio di genereCaratteristiche e modalità di realizzazione in enti pubblici, imprese private e reti territoriali
  • I processi di networking e il lavoro di reteCome facilitare il lavoro, le sinergie e la collaborazione in network a legami deboli
  • Comunicare in rete e dalla rete: le potenzialità del web 2.0Gli strumenti 2.0 per rendere efficace la comunicazione interna tra i soggetti della rete, così come quella tra i soggetti promotori e la cittadinanza
COME: metodologia e modalità organizzativeNella prospettiva della formazione-intervento gli incontri intendono far interagire saperi formalizzati con esperienze dei partecipanti per sviluppare sia un percorso di riflessione sulle pratiche, sia la costruzione di strumenti e materiali utilizzabili nelle realtà dei partecipanti.
A partire dalla proposta formativa qui presentata e dalle specifiche necessità conoscitive, le organizzazioni o le reti territoriali di conciliazione possono co-progettare con lo staff di Pares il proprio percorso.
I moduli sono da intendersi di una giornata, ma possono prevedere approfondimenti su due giornate o, al contrario, una sintesi in mezza giornata.
I laboratori sono generalmente considerati per 15-20 partecipanti. È, inoltre, possibile strutturare momenti formativi rivolti a platee più ampie, così come organizzare veri e propri momenti di sensibilizzazione sul territorio (seminari, convegni, workshop, …).
Il costo della singola giornata formativa è di 700 euro. In caso di laboratori formativi articolati, il costo verrà concordato con il committente.
PER CHI: i destinatari della propostaIl percorso si rivolge a tutti quegli enti e organizzazioni che desiderano approfondire il tema della conciliazione tra lavoro e altri tempi di vita, nonché mettere in pratica politiche di welfare aziendale: Enti locali, ASL, Camere di Commercio, associazioni di rappresentanza, organizzazioni sindacali, imprese profit e di terzo settore, consorzi o altri enti di secondo livello, Reti Territoriali di Conciliazione.
Il percorso si può configurare come “azione di formazione, informazione e accompagnamento delle alleanze locali” ai sensi della DGR 1081/13 di Regione Lombardia.
Per saperne di più
Per maggiori informazioni, scarica la locandina di presentazione del laboratorio formativo, visita il sito di Pares o contattaci direttamente:
Anna Omodei,
329 6219987, a.omodei@pares.it 
Laura Papetti,
347 4352806, l.papetti@pares.it
Daniela Gatti
348 0117843, d.gatti@pares.it

mercoledì 24 luglio 2013

Sindache d’Italia: tra ruolo istituzionale e conciliazione

Vi segnaliamo il seguente articolo tratto da 'Conciliazione Plurale'


Sindache d’Italia: tra ruolo 

istituzionale e conciliazione

di Laura Papetti

Il portale Comuniverso.it (iniziativa promossa da Ancitel – La rete dei Comuni italiani) sotto la voce “Sindaci d’Italia” riporta un’interessante sezione dedicata alle donne che ricoprono la carica di Sindaco.Nell’area “Le donne Sindaco” si trova un elenco puntuale di tutte le Sindache in carica. Si precisa il nominativo, il comune amministrato, il numero di abitanti e la data di nomina.Nell’area “Dati dei comuni con donne Sindaco” si trovano invece informazioni e dati interessanti.
Eccone un esempio: i Comuni italiani amministrati da una donna sono 940 (l’11,61% dei comuni italiani), il 7,6% della popolazione italiana.
La maggior parte dei Comuni amministrati da donne sono di piccole dimensioni: il 48,19% amministra, infatti, un Comune con meno di 2.000 abitanti.
Nell’area “Graduatorie province per donne Sindaco” si trova, invece, il totale dei Comuni presenti per singola provincia italiana e il numero di questi enti che ha a capo un sindaco donna.
Queste le tre province italiane con la percentuale più alta di Comuni amministrati da donne:
  • Gorizia, 8 donne su 25 Sindaci (il 32%);
  • Prato, 2 donne su 7 Sindaci (il 28,57%);
  • Ferrara, 7 donne su 26 Sindaci (il 26,92%).
La prima provincia lombarda che troviamo in graduatoria è Brescia con 41 donne su 206 Sindaci (il 19,90%).
Nelle prime dieci posizioni dominano le province dell’Emilia Romagna, regione italiana con più donne prime cittadine.
Questi dati mettono in rilievo una disparità di genere in termini di rappresentanza. Sarebbe interessante capire che cosa abbia portato queste donne a candidarsi, quanto incida la questione della doppia presenza (in alcuni casi può diventare persino una tripla presenza: famiglia, lavoro e impegno istituzionale-politico) nella scelta di candidarsi, considerando che i tempi della politica si caratterizzano principalmente come tempi maschili (riunioni serali e spesso fino a notte fonda).
Sarebbe ancora più interessante sapere quante donne non si candidano a questo ruolo per problemi di conciliazione.
Inoltre ci si potrebbe chiedere se il nostro paese, davanti ad eguale competenza, è ancora portato a scegliere un uomo come candidato a primo cittadino, retaggio di una cultura che vede ancora il genere maschile come quello più adatto a ricoprire ruoli di rappresentanza, responsabilità e potere.